Cao Yingbin. Viaggio in Occidente

a cura di Monica Dematté

«Mi è piaciuta Ferrara sedermi, sul ciglio della strada e veder passare le persone in bicicletta. Perugia, e il suo trenino che porta nella parte alta della città. Mi è piaciuta Roma, che vive ancora nella storia. Mi piace la scultura di Donatello che c’è a Firenze e quel matto di Caravaggio…».

ISBN 978-88-98918-14-0
brossura
2020 f.to 14,8×21 pp. 60 ill. 20

12,00

Cao Yingbin, pittore originario dello Henan, è un artista capace di aiutarci a vedere il mondo con occhi nuovi. Servendosi dell’acquerello utilizzato in un modo tutto personale, apparentemente naïf, a tratti ironico e grottesco, Yingbin ritrae luoghi più o meno conosciuti, siti archeologici, musei, opere celeberrime e i loro attenti o distratti visitatori, e ce li mostra con il filtro di occhi, i suoi, al tempo stesso partecipi e distaccati.
Cao Yingbin negli ultimi anni ha compiuto parecchi viaggi in Europa, e in special modo in Italia. Li ha fatti da letterato, da persona sensibile e attenta, curiosa e aperta, con un ritmo che permetta di gustare in profondità atmosfere e opere, sentendosi a volte oberato dalla quantità di cose da vedere. Li ha fatti informandosi con attenzione sui luoghi più in linea con i suoi gusti, più vicini alla sua ricerca personale, evitando dove possibile il sentiero battuto dal turismo di massa.
Dopo aver cominciato a frequentare l’Italia, dentro Cao è cresciuto un senso – diffuso fra i suoi concittadini sensibili e istruiti – di “mancanza” causato dallo scempio di architetture e artefatti perpetrato in Cina negli ultimi settant’anni.  È una dolorosa sensazione di impotenza, acuita dal pericolo sempre più concreto che il collegamento con il grande passato della cultura cinese sia ormai reciso, che non sia più possibile frequentarlo in maniera intima e spontanea. Perché il poco rimasto è visibile solo in rare occasioni all’interno degli istituti museali, ma non fa più parte della quotidianità.
La dovizia di opere d’arte, le atmosfere d’altri tempi, i luoghi disseminati di vestigia, il ritmo ancora lento e la dimensione a misura d’uomo di molti luoghi europei, italiani (ma anche della Thailandia, che vediamo in alcune riproduzioni) acuiscono in Cao la nostalgia di un tempo in cui anche nel suo Paese la vita aveva un altro gusto, e la bellezza era creata, diffusa e capita a vari livelli.
La pittura permette a Cao di calarsi pienamente in un luogo, di farlo suo e goderne. Le dimensioni piuttosto contenute dei suoi lavori rispondono all’esigenza di potersi fermare a dipingere con agio, ovunque ne senta l’esigenza creativa. Nascono diari di viaggio, microcosmi intimi, da guardare a distanza ravvicinata, che ci spingono a ricordare e a tornare a visitare un museo, a rievocare un’opera conosciuta e notare le differenze dovute all’interpretazione. Ci ricordano che la bellezza è a pochi passi da noi, basta solo fermarsi a guardare.

Le opere di Cao Yingbin sono state esposte in occasione della mostra Viaggio in Occidente alla Fondazione Tullio Castellani nei primi mesi del 2020 in collaborazione con il MO Art Space.